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Lorenzo Bravo
27 mar 2026
Perché sbagliamo col denaro
Molti degli errori che commettiamo con il denaro non nascono da mancanza di intelligenza, ma da come funziona la nostra mente.
A due anni dalla sua scomparsa, voglio oggi ricordare lo psicologo israeliano Daniel Kahneman (15 Marzo 1934 – 27 Marzo 2024), che ci ha guidato attraverso i labirinti della nostra mente, lungo un percorso che gli è valso il Premio Nobel per l'Economia nel 2002.
Nato a Tel Aviv, Kahneman si formò come psicologo all’Università Ebraica di Gerusalemme e proseguì poi la sua carriera accademica negli Stati Uniti, fino a insegnare all’Università di Princeton.
Qui, assieme al suo amico e collega Amos Tversky, ha sviluppato la Teoria del Prospetto (“Prospect Theory: An Analysis of Decisions Under Risk” - 1979), che ha smantellato la teoria economica classica -basata sul cosiddetto “Homo Economicus”, perfettamente razionale- dimostrando il concetto fondamentale della “avversione alle perdite”.
I loro studi, infatti, hanno portato alla luce una importante asimmetria, che sta alla base di diversi comportamenti irrazionali degli investitori: la risposta emotiva ad una perdita genera un dolore la cui intensità è circa il doppio rispetto al piacere che proviamo per un guadagno della stessa entità.
Con le loro ricerche, Kahneman e Tversky hanno contribuito alla nascita della cosiddetta “Finanza comportamentale”, scienza che esplora quanto ed in che maniera le scorciatoie mentali (euristiche) che il nostro cervello utilizza possono condurre in errore (bias) quando affrontiamo decisioni che riguardano il nostro denaro.

Nel suo bestseller “Pensieri lenti e veloci”, pubblicato nel 2011, Kahneman illustra la distinzione tra le due modalità attraverso le quali operiamo le nostre scelte: Sistema 1 (intuitivo, veloce, emotivo), al quale affidiamo il 95% delle nostre decisioni, e Sistema 2 (logico, lento, faticoso).
Il suo principale contributo fu proprio quello di incrociare due discipline apparentemente distanti tra loro -psicologia ed economia- dimostrando quanto il nostro Sistema 1 possa portarci a decisioni repentine, così come a giudizi precipitosi.
E se le nostre decisioni finanziarie richiedono attente valutazioni, per soppesarne pro e contro, appare chiaro che questo automatismo ci espone a trappole cognitive pericolose. Tra le quali, ad esempio:
Il bias dell’ancoraggio: la tendenza a restare "ancorati" ad un prezzo, ignorando le nuove informazioni del mercato;
Il bias della disponibilità: la tendenza a stimare le probabilità di un evento sulla base di ricordi più recenti o vividi, anziché sui dati storici;
Il bias dell’Overconfidence: un difetto di presunzione, sulla scorta del quale tendiamo a sovrastimare le nostre conoscenze e competenze.
"Molte persone sono troppo sicure delle loro intuizioni e tendono a riporre in esse troppa fiducia"

Ecco che, quindi, onorare Daniel Kahneman significa innanzitutto accettare la nostra vulnerabilità.
Perché investire con successo non significa essere più intelligenti, ma più disciplinati nel gestire le proprie emozioni, coltivando la pazienza del "pensiero lento" ed affidandosi a processi rigorosi, per evitare comportamenti avventati ed impulsivi.
Per questo, la conclusione resta sempre: lasciate perdere il fai-da-te ed affidatevi solo a professionisti qualificati e competenti!
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