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Lorenzo Bravo
4 apr 2025
Kahneman ci insegna che "abbiamo bisogno di una storia" e queste narrazioni inevitabilmente condizionano le nostre percezioni ed emozioni, quindi le nostre scelte. Vale la pena pensarci! 🧠 💰
“L’idea secondo cui abbiamo un accesso limitato al funzionamento della nostra mente è difficile da accettare perché ovviamente è estranea alla nostra esperienza, ma è vera: sappiamo di noi stessi molto meno di quanto pensiamo”
Siamo abituati a considerarci esseri razionali, in grado di governare istinto ed emotività, per giungere a valutazioni obiettive ed affrontare decisioni in maniera lucida e ragionata.
Gli studi sul processo decisionale condotti per quasi 60 anni dallo psicologo israeliano Daniel Kahneman (Nobel per l’Economia nel 2002) hanno mostrato quanto questa convinzione sia illusoria e come, nella realtà dei fatti, siamo costantemente esposti a condizionamenti.
Con l’obiettivo di migliorare la nostra capacità di identificare e comprendere i nostri limiti di esseri umani, nel suo libro più famoso, “Pensieri lenti e veloci”, Kahneman ci spiega che la nostra mente funziona secondo due differenti modalità: il pensiero veloce (sistema 1) e pensiero lento (sistema 2).

Il Sistema 1 è primitivo, inconsapevole ed automatico. É sempre acceso, emozionale, intuitivo, impaziente, velocissimo, e moooolto molto impulsivo. Può svolgere più compiti contemporaneamente, usa poca energia, dà immediatamente senso a qualsiasi cosa ci venga proposta, ed è influenzato con estrema facilità.
E’ il nostro pilota automatico e gestisce tutto ciò che siamo in grado di fare senza pensare e con il minimo sforzo. Fa appello al sistema 2 solo per affrontare compiti complessi, che non è in grado di risolvere da solo, ma anche in questi casi tende ad intervenire, con intuizioni e spunti che spesso il sistema riflessivo -per pigrizia- convalida senza indagare. E’ una macchina per saltare alle conclusioni, attraverso pensiero associativo ed euristiche.
Il Sistema 2 è ovviamente l’opposto: consapevole, razionale, metodico e cauto. Non può occuparsi di più processi allo stesso tempo; è lento ed altamente energivoro. Per attivarlo è necessario concentrarsi e siccome è abbastanza pigro cerca di intervenire il meno possibile, limitandosi spesso a convalidare i suggerimenti che intuitivamente ed istintivamente il sistema 1 gli propone. Il pensiero critico è sua competenza esclusiva.
Protagonisti del libro (anzi dello psicodramma, come lo definisce Kahneman), sono dunque questi due sistemi, spesso in conflitto tra loro, che portano alla contrapposizione tra scelte impulsive e ragionate.
“Il sistema 2 è ciò che pensiamo di essere, il sistema 1 è ciò che siamo nel profondo.”
Durante il nostro percorso evolutivo, il nostro cervello ha sviluppato meccanismi che ci consentissero di prendere scelte in maniera rapida ma questo -che pure è stato fondamentale per consentirci di arrivare sino a qui- nel mondo estremamente complesso della finanza risulta, purtroppo, tutt’altro che positivo.
L’ABC dell’investimento insegna che a maggiore potenzialità di rendimento corrisponde una maggiore assunzione di rischio, che, per essere ammortizzato, richiede tempi più lunghi. Nonostante questo appaia come un assunto ormai noto a tutti, il nostro sistema impulsivo trasforma la costante incertezza dei mercati in ansia, che spinge gli investitori alla fuga, per il meccanismo innato della paura.
Eppure, qualsiasi ricerca dimostra che ad ottenere i risultati migliori sono coloro che riescono a rimanere disciplinati, senza farsi prendere dal panico, ed aspettare.

“Siamo ciechi all’evidenza e siamo anche ciechi alla nostra stessa cecità” (Pensieri lenti e veloci p.39)
Succede poi che la nostra bravura nel guadagnare o risparmiare denaro spesso ci illude di essere competenti in materia, quando, nella realtà, siamo ben poco preparati, con una insufficiente conoscenza dei concetti finanziari di base, da cui derivano scelte finanziarie assolutamente inefficienti sul rendimento nel lungo termine.

“Molte persone sono troppo sicure delle loro intuizioni e tendono a riporre in esse troppa fiducia” (Pensieri lenti e veloci p.71)
Ciò che dobbiamo imparare è che a generare i rendimenti sono i mercati finanziari, sempre imprevedibili, che muovono secondo regole proprie, che chiaramente non si piegano alla nostra volontà. Quindi, se non siamo in grado di beneficiare di quelle stesse performance è perché, come ha dimostrato Kahneman, sbagliamo approccio e comportamenti: l’essere umano è fatto per la maggior parte di decisioni a basso contenuto cognitivo, seguendo l’intuito, attraverso scorciatoie mentali, sempre condizionato dalle emozioni e da distorsioni cognitive.
“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati differenti” – Albert Einstein
Ecco dunque cosa bisogna ricercare in un buon consulente finanziario: un coach capace di affiancare il proprio cliente, aiutandolo a sviluppare conoscenze e competenze, consapevolezza e responsabilità e di offrire il supporto necessario per mantenere nel tempo i comportamenti che servono per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Non un veggente!
Think about it!
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