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MITI DA SFATARE

Lorenzo Bravo

24 lug 2026

La prudenza non nasce dalle convinzioni, ma dalla conoscenza e dalla razionalità.

Quando si parla di gestione del patrimonio, è fondamentale capire che convinzioni, credenze e scetticismi sono spesso i nostri peggiori nemici, che, come delle ancore, ci trattengono, impedendoci di proseguire il percorso verso i nostri obiettivi, rischiando di vanificare gli sforzi di anni.
 
Tra gli errori più comuni, vi è quello di fidarsi di ciò che si considera familiare (Home Bias) o di quanto, apparentemente, ha funzionato per gli altri.
Questa tendenza, nota come Recency Bias, ci spinge a dare un peso eccessivo agli eventi recenti, nella convinzione che l'investimento su cui puntare sia quello che ultimamente ha reso meglio.
Ma i mercati finanziari, come la vita, sono in costante mutamento ed evoluzione e “I rendimenti passati non sono garanzia di rendimenti futuri”.
 
Seguendo la moda del momento si alimenta il cosiddetto “Effetto Gregge”, finendo col comprare, sospinti dall'entusiasmo e dall’avidità (quando i prezzi sono alti), per poi vendere vittime dello sconforto e della paura, quando i mercati invertono la tendenza (ed i prezzi calano).
Non c'è nulla di più irrazionale e matematicamente penalizzante!
 
Questo pregiudizio ci porta spesso anche ad affidarci a ciò che percepiamo come "solido".
In tal senso, si sa, noi italiani siamo particolarmente affezionati ad un grande mito: il mattone.
Se è vero che la casa che mio nonno aveva comprato a suo tempo con le “mille lire al mese” (come cantava Gilberto Mazzi) oggi vale 100.000€, è altrettanto vero che per favorire questo incremento di valore ci sono voluti alcuni decenni, un fattore che spesso tendiamo ad ignorare.
Inoltre, esiste un altro aspetto che spesso si sottovaluta: il mattone è soggetto a una tassazione (neanche troppo occulta) fatta di spese di manutenzione, IMU e vari oneri di gestione, che ne erodono il rendimento.
 
Si veda poi questa indagine di ISTAT sull’andamento dei prezzi degli immobili negli ultimi anni.
 

Quindi, per quanto l’immobile rappresenti per molti di noi qualcosa di davvero importante, considerarlo intrinsecamente "più sicuro" rispetto ad altri strumenti è certamente un errore, dato che le sue debolezze appaiono piuttosto evidenti: la mancanza di liquidità (non lo si vende in un giorno) e la totale assenza di diversificazione, che vede il capitale concentrato in un unico asset. 
 
Se finanziariamente, infatti, la sicurezza risiede nella suddivisione del rischio su diversi strumenti e mercati, affidarsi a un unico “rifugio”, per quanto familiare, è dunque l'esatto opposto di un'azione prudente.
 
Se da un lato tendiamo a dimenticare che il tempo è il fattore determinante per ottenere risultati gratificanti, per cui finiamo spesso col seguire le tendenze, alla ricerca del “momento giusto” (avidità), dall’altro la paura spesso ci paralizza, illudendoci che l'immobilità in qualche maniera costituisca protezione.
 
Purtroppo, però, lasciare i soldi sul conto corrente non è affatto la scelta più sicura che si possa fare, ma rappresenta un errore costosissimo: così facendo, in realtà, si espone il patrimonio alla garanzia di una perdita, quella che deriva dall'inflazione, che erode il potere d'acquisto del denaro nel tempo.
 
Un grave errore per tutti noi e per i nostri risparmi, infatti, deriva dalla paura che genera cortomiranza, ovvero l’incapacità di pianificare sul lungo periodo con la necessaria prospettiva, portandoci spesso a procrastinare, sottovalutando o ignorando gli effetti che ciò comporta.
 
Solamente con una corretta educazione finanziaria è possibile smantellare falsi miti, governare le emozioni e giungere a definire scelte razionali, consapevoli e coerenti con i propri obiettivi.
 
Affidarsi al supporto di un professionista qualificato ed esperto, quindi, è un atto di responsabilità, per tutelare se stessi ed il proprio patrimonio.

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