top of page

Lorenzo Bravo
17 apr 2026
Quando l'istinto di protezione diventa il peggior nemico del nostro portafoglio
“Ma poi all'improvviso / sei arrivata tu / non so chi l'ha deciso / m'hai preso sempre più / una quotidiana guerra / con la razionalità.”
Anche se Max Pezzali parlava d'amore, queste parole descrivono perfettamente come l'arrivo di una forte emozione possa travolgere la logica e scatenare una vera e propria guerra contro la nostra parte razionale.
Una delle forze più potenti che ostacola il nostro successo finanziario, infatti, è una semplice e primordiale emozione: la paura.

Abbiamo visto più volte che gli studi della finanza comportamentale definiscono questo istinto col nome di avversione alla perdita (Loss aversion), e dimostrano che la sua forza può spingere a decisioni irrazionali e controproducenti.
Questo perché -come ha dimostrato il Premio Nobel Daniel Kahneman- nel nostro cervello si genera una forte asimmetria: il dolore causato da una perdita finanziaria ha un peso, dal punto di vista emotivo, oltre il doppio rispetto alla gioia di un guadagno equivalente.
Quando la volatilità si fa sentire ed i mercati oscillano, questa nostra avversione alla perdita si attiva come un istinto di sopravvivenza, che tuttavia in finanza risulta spesso controproducente e dannoso.
Warren Buffett ci ricorda che “Investire è semplice, ma non è facile”, sottolineando che i comportamenti da adottare sono semplici, ma metterli in pratica con metodo, costanza e perseveranza non è affatto facile.
Questo perché il mondo dell’investimento risulta spesso contro-intuitivo ed è fondamentale quindi fermarsi a riflettere prima di agire d’impulso.

Matematicamente, il guadagno è la differenza positiva tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto. Appare quindi evidente che ogni volta che, rispondendo a questo istinto di fuga, ci troviamo a liquidare posizioni durante momenti di flessione dei mercati, la paura di perdere che ci ha spinti a questo gesto sta concretizzando se stessa, facendoci compiere un grave errore: vendere ad un prezzo inferiore, trasformando un calo potenziale in una perdita reale.
“Non possiamo dirigere il vento”: la volatilità è parte integrante dei mercati e non può essere eliminata. D’altro canto, “possiamo orientare le vele”, imparando a convivere con l’incertezza e ad affrontarla in maniera razionale, definendo obiettivi chiari e pianificando una strategia efficace e funzionale. L'antidoto non è l'assenza di paura, ma la disciplina di mantenere il proprio orizzonte temporale e la rotta.
L’avversione alle perdite, dunque, rappresenta una forza potente che ci ostacola, ed il temperamento, ovvero la capacità di mantenere i nervi saldi, è determinante per aiutarci a gestire questo istinto.

In fondo, come cantava Luca Dirisio, “ci vuole calma e sangue freddo”.
Anche se è impossibile eliminare l’incertezza, possiamo lavorare per pianificare soluzioni e strategie che consentano al nostro patrimonio di affrontarla con maggiore serenità.
"Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele" - Seneca
Il ruolo di un professionista serio e competente è esattamente questo: non prevedere come soffierà il vento, ma di aiutare a mantenere la rotta anche durante la tempesta, quando le turbolenze emotive rischiano di prendere il sopravvento.

bottom of page