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Lorenzo Bravo
11 set 2026
Lezioni dall’11 settembre 2001
L’11 settembre 2001 il mondo si è fermato. Anche i mercati.
L’attentato alle Torri Gemelle di venticinque anni fa non fu soltanto un potente evento geopolitico, ma anche un forte shock emotivo per gli investitori.

Come spesso accade, quando domina l’incertezza, in molti finiscono col prendere decisioni istintive ed avventate, basate sull’emotività. Per questa ragione, analizzare gli eventi passati è molto importante, se si vuole imparare a riconoscere le trappole comportamentali che si ripresentano puntualmente in ogni crisi, così da evitare errori ed adottare i giusti comportamenti in futuro.
Il primo fra tutti gli errori è, probabilmente, quello che deriva dal bias dell’avversione alle perdite (psicologicamente, il dolore di una perdita è molto più forte rispetto al piacere di un guadagno equivalente): vendendo in preda al panico, l'investitore cristallizza una fluttuazione temporanea in una perdita reale, precludendosi la possibilità di partecipare alla successiva risalita.
E dopo l’11 settembre, la paura che "il mondo non sarebbe più stato lo stesso" spinse molti a vendere tutto, ignorando che i mercati tendono storicamente a reagire agli shock con resilienza.
Un dato fondamentale, spesso trascurato, è infatti il cosiddetto "Recovery Period": nonostante la chiusura prolungata della borsa e l’impatto psicologico devastante, l’indice S&P 500 toccò il suo minimo (965,80) il 21 settembre 2001, per tornare ai livelli precedenti l’attentato (circa 1.100 punti) già il 25 ottobre 2001.

Ciò significa dunque che, chi fosse stato capace di mantenere la calma e pazientare, avrebbe recuperato il valore del proprio investimento in poco più di un mese.
Tuttavia, questo non vuol dire che ogni crisi si risolve allo stesso modo o negli stessi tempi, ma dimostra quanto le decisioni prese sotto stress emotivo rischino di essere le più dannose.
Spesso gli investitori pensano di poter "uscire e rientrare" (Market timing), ma la storia dimostra che è quasi impossibile: uscire dal mercato durante i giorni peggiori significa quasi sempre perdere anche i giorni migliori della ripresa, che solitamente seguono a breve distanza, compromettendo significativamente il rendimento finale.
Per non ripetere gli errori del passato, è quindi importante che ogni investitore impari a:
Verificare l'orizzonte temporale: se il rischio è il prezzo del rendimento, il tempo è il miglior ammortizzatore della volatilità, che trasforma l'incertezza in rendimento. Le scelte di strumenti e prodotti dipendono da dove, nel tempo, si collocano gli obiettivi che si intendono conseguire.
Pianificare: definire i propri obiettivi e stabilire una corretta strategia e delle “regole di comportamento” cui attenersi serve a governare l'emotività nei momenti di maggiore stress.
Evitare di monitorare ossessivamente l’investimento: così facendo si alimentano stati d’animo che possono portare ad agire d’istinto, facendo naufragare anche il piano migliore. La disciplina è, spesso, l'astensione dall'azione, mantenendo fede all’orizzonte temporale ed alla strategia definiti.
L’11 settembre ci ha insegnato che gli eventi imprevedibili esistono. La finanza ci insegna che il vero rischio è come reagiamo quando accadono.
Il rischio più grande non è ciò che non possiamo prevedere, ma credere di poterlo fare.

È vero, "i rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri”, tuttavia lo studio della storia finanziaria è l'unico strumento per comprendere la dinamica tra rischio e tempo.
Per investire occorrono conoscenze e competenze: per questo è meglio non improvvisare, ma affidarsi ad un professionista.
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