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EUGENE FAMA

Lorenzo Bravo

13 feb 2026

Perché battere i mercati è (quasi) impossibile

Festeggerà domani il suo 87° compleanno Eugene Francis Fama (Boston, 14 febbraio 1939), Premio Nobel per l’Economia nel 2013 e padre di una delle teorie più importanti della finanza moderna: la “Efficient Market Hypothesis” (EMH).

Sin dalla prima pubblicazione sul Journal of Finance nel 1970, con l’articolo “Efficient Capital Markets: A review of Theory and Empirical Work”, questa sua teoria ha riscosso una considerevole approvazione.

Perno centrale è l’‟efficienza informativa” dei mercati, ossia la capacità dei prezzi delle attività finanziarie (azioni e obbligazioni) di rispecchiare pienamente tutte le informazioni disponibili, ovvero che la diffusione delle notizie si riflette immediatamente sul relativo prezzo corrente di mercato. Pertanto, questo non potrà che rappresentare la migliore stima del valore reale di quella attività.
 
“In un mercato efficiente, in qualsiasi momento, il prezzo effettivo di un titolo sarà una buona stima del suo valore intrinseco.”

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In altre parole, Fama sostiene che in un mercato “efficiente” non è possibile ottenere profitti aggiuntivi sfruttando strategie particolari, dal momento che i prezzi riflettono già tutti i dati e le prospettive future.

Inoltre, poiché le nuove informazioni non possono che essere imprevedibili, allo stesso modo i prezzi varieranno in maniera altrettanto imprevedibile e casuale. Per questa ragione Fama considera assolutamente velleitario il tentativo di prevederne gli andamenti e che le “bolle” possono essere riconosciute solamente a posteriori.

È il grande paradosso dei mercati: tutti vedono le bolle… dopo che sono scoppiate.
 
“Paragonerei i selezionatori di titoli agli astrologi, ma non voglio parlare male degli astrologi.”
 
Il suo consiglio dunque è quello di abbandonare l’illusione di poter selezionare i titoli “migliori” (cd. stock-picking) o in qualche modo individuare il momento “giusto” per entrare o uscire dal mercato (Market timing).


Un limite della teoria economica classica risiede nell’assunto secondo cui i partecipanti al mercato sarebbero assolutamente razionali e capaci di scelte coerenti ed efficienti.

Negli ultimi 20/30 anni, infatti, questo principio è stato messo in seria discussione dalla cosiddetta “finanza comportamentale”, che ha ampiamente contribuito a dimostrare che i mercati finanziari rappresentano un “fenomeno sociale”, cioè attuato da individui i cui comportamenti ed atteggiamenti (corretti o meno) ne condizionano l’andamento.


Che vogliate seguire i principi della teoria economica classica, oppure preferiate assecondare i concetti espressi dalla finanza comportamentale, poco conta.

Ciò che è veramente importante, infatti (e che trova conferma da entrambe le correnti di pensiero), è mantenere un approccio di lungo periodo, che sia coerente con le proprie strategie di investimento: solamente in questo modo -e con il prezioso supporto di un consulente finanziario qualificato ed esperto- si possono affrontare la complessità e l’incertezza dei mercati finanziari.

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