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Lorenzo Bravo
31 mag 2024
Personaggi
L’economista statunitense Robert James Shiller (Detroit, 29 Marzo 1946), laureato all’Università del Michigan, è ricercatore associato presso il National Bureau of Economic Research e docente presso l’Università di Yale.
Grande studioso della volatilità dei prezzi e delle bolle finanziarie, è considerato da Bloomberg tra le 50 persone più influenti nella finanza globale, ed il 14 ottobre 2013 è stato insignito del premio Nobel per l’Economia.
“Il fenomeno delle bolle speculative rispecchia la natura umana: quando i prezzi iniziano a salire, la gente si entusiasma e corre a comprare, così i prezzi salgono ancora di più. Ma la situazione non è sostenibile e alla fine la bolla scoppia”.
Uno dei principali meriti del professor Shiller è stato dimostrare che, nei mercati finanziari, è assai improbabile prevedere quale direzione prenderà il mercato nel breve periodo, perché la variazione è condizionata dal comportamento non pienamente razionale dei soggetti stessi che operano nei mercati.
Al contrario, su un orizzonte di medio-lungo termine di diversi anni è possibile fare previsioni.
Così nel 2000, come una moderna Cassandra, Shiller ha predetto l’imminente scoppio della bolla speculativa di Wall Street nel suo libro “Euforia irrazionale”, diventato presto il bestseller che lo ha reso una celebrità.
Shiller ha poi avuto ragione una seconda volta nel 2003, quando, con uno dei suoi articoli più noti, intitolato “C'è una bolla nel mercato immobiliare?”, avvertiva dell’esistenza di un significativo rischio di collasso per il mercato immobiliare statunitense.
Il contributo più importante di Shiller alla misurazione economica è, infatti, l'indice Case-Shiller dei prezzi immobiliari, costruito insieme al collega Karl Case raccogliendo i dati di molte città degli USA, a partire dal 1890.
Assieme a Daniel Kahneman e Richard Thaler è considerato uno dei padri della finanza comportamentale, disciplina alternativa alla teoria economica classica, che studia come le emozioni influenzano le decisioni nell’investimento.
“Gli economisti osservano il mercato azionario, lo vedono salire e scendere, e di solito non hanno la più pallida idea del perché. Convinti di avere bisogno di una scusante, hanno ideato una teoria che li giustifica per il fatto di non sapere”
Attraverso i suoi studi ha contribuito a dimostrare che gli investitori adottano il più delle volte processi decisionali poco sofisticati (euristiche), che determinano deviazioni sistematiche (bias) rispetto quanto previsto dalla Teoria dei Mercati Efficienti, sostenendo che il mercato è guidato soprattutto da “cose non economiche, dai timori e dai pregiudizi della gente, dalle reazioni alle notizie”.
Come ha spiegato nell’edizione dello scorso anno: con la paura “viene meno la lucidità del pensiero umano ed aumenta il rischio che si verifichino comportamenti irrazionali collettivi, come prelevare tutti i risparmi dalla propria banca, evitare di acquistare un bene o di fare un investimento. Azioni con un impatto concreto sull’andamento delle nostre vite, sulla società e sull’economia, che vanno di fatto ad alterare interi mercati.”
Curiosità:
Nella premiazione del 2013 c’è stata una circostanza piuttosto paradossale: a condividere con lui il premio Nobel è stato proprio il professor Eugene Fama, padre della Teoria dei Mercati Efficienti.
“Un po’ come assegnare un premio per la Fisica a Tolomeo per la sua teoria che pone la Terra al centro dell’Universo e, allo stesso tempo, a Copernico per aver dimostrato che non è così” ha commentato un giornalista del Financial Times.
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