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Lorenzo Bravo
17 nov 2023
Per noi italiani, Venerdì 17 è da sempre un giorno legato alla superstizione.
Ed è così, incrociando le dita e toccando ferro, che l’Italia attende oggi il giudizio di rating che Moody’s esprimerà nei confronti del nostro debito pubblico, che potrebbe portare (prima volta per una economia del G7) i nostri Titoli di Stato ad un declassamento al di sotto del livello "investment-grade".
Ma, volendo fare un passo indietro, che cos’è il RATING?

Il rating finanziario è un indicatore di affidabilità, una valutazione del “merito di credito” espressa da parte di agenzie esterne ed indipendenti, che rappresenta il rischio di solvibilità di un emittente, ovvero la capacità di quest’ultimo di far fronte ai propri impegni, nei modi e tempi stabiliti.
Le valutazioni, che riassumono informazioni quali-quantitative dell’emittente, sono soggette a revisioni periodiche e vengono utilizzate per il calcolo dei rendimenti obbligazionari e, di conseguenza, determinano il costo del debito per gli emittenti.
Per esprimere il proprio giudizio, l’agenzia di rating effettua una dettagliata analisi delle caratteristiche economico-finanziarie del soggetto, considerando diversi parametri e confrontandoli con quelli delle altre società del settore.
A questi si aggiunge poi la valutazione di altri fattori, come ad esempio l’affidabilità e le capacità del management e la credibilità dei progetti e degli obiettivi stabiliti.
Una volta stabilita la valutazione, la pubblicazione del rating avviene a mezzo comunicato stampa sul sito dell’agenzia, quindi è diffusa attraverso i principali mezzi di informazione finanziaria.
Le agenzie di rating maggiormente conosciute sono Standard & Poor’s, Moody’s Investor Service e Fitch Ratings.
Tutte quante con sede a New York, sono nate ai primi del ‘900 con lo scopo di ridurre l’asimmetria informativa del mercato e facilitare le scelte d’investimento.
Il giudizio di rating serve appunto ad aiutare i risparmiatori nelle loro valutazioni e a monitorarle poi nel tempo: un eventuale downgrade rappresenta infatti un chiaro campanello d’allarme per mercati ed investitori.
Le valutazioni delle agenzie di rating sono espresse secondo una scala alfanumerica che, in linea di massima e a seconda degli istituti, passa dalla tripla A (massima affidabilità) alla D di default (insolvenza).
In generale, il rating tripla B definisce la soglia di “investment grade”, al di sotto della quale un titolo viene considerato speculativo, per la sua elevata rischiosità.
Ed ecco spiegata la ragione per la quale, a fronte di un minor giudizio di rating (dunque maggiore rischio per l’investitore), gli emittenti corrispondono tendenzialmente un maggiore rendimento.
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