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Lorenzo Bravo
24 nov 2023
Quando parliamo di pensione (spesso lamentandoci ed interrogandoci sul quando e come ci andremo), in genere facciamo riferimento alla previdenza pubblica di base.
Ed infatti, nel corso degli anni il sistema pensionistico pubblico ha mostrato in maniera sempre più evidente alcune sue debolezze, come ad esempio l’invecchiamento della popolazione (Italia prima nell’eurozona col 37,6% della popolazione over 65), la generosità del sistema ed un’età pensionabile relativamente bassa.
Quindi, la necessità di fronteggiare queste problematiche ha comportato numerosi interventi e riforme al sistema previdenziale, la cui conseguenza è stata un peggioramento del tasso di sostituzione (rapporto % tra pensione ed ultimo reddito percepito) e dunque del gap previdenziale (differenza tra l’ultima retribuzione e pensione), da cui deriva l’importanza (per non dire necessità) di aderire a forme di previdenza integrativa, il cui quadro normativo di riferimento è delineato dal D.L. 252 del 2005.
Nonostante tali evidenze, tuttavia, la Relazione Annuale COVIP mostra ancora una scarsa attenzione verso la previdenza complementare, cui aderisce e versa regolarmente solo poco più di 1 lavoratore su 4.

A distanza di 30 anni dalla loro istituzione (D.L.124 - 21 aprile 1993), i numeri della previdenza complementare integrativa mostrano ancora un sistema che fatica ad ingranare...

La ragione di ciò può ricondursi ad una scarsa cultura finanziaria, da cui deriva la cosiddetta “miopia finanziaria”, ovvero la difficoltà a rinunciare al consumo immediato (la strada più semplice e gratificante) a favore invece di una maggiore tranquillità e stabilità economica futura.
Nel libro “Il rinoceronte grigio: come prevedere e affrontare i pericoli ovvi che spesso ignoriamo” Michele Wucker definisce come “Rinoceronte grigio” quella minaccia altamente probabile e di forte impatto, rispetto alla quale avremmo tutto il tempo di organizzarci, ma che tuttavia finiamo spesso col gestire male ed in ritardo.
Ecco dunque che rimanere immobili, senza far nulla, di fronte alla carica del “rinoceronte” della previdenza (del cui impatto saremo certamente vittime in futuro) appare evidentemente un errore abbastanza grossolano.
Infatti, se la gamba della previdenza pubblica zoppica (relazione Inps) e non si porta avanti quella della previdenza complementare, restare in piedi risulterà un esercizio piuttosto complicato!
Proprio al fine di facilitare il passo, la previdenza complementare gode di una particolare fiscalità: per quanto riguarda la prestazione al pensionamento, sulla quota capitale viene applicata un’aliquota del 15%, che si riduce (fino al minimo del 9%) dello 0,3% per ciascun anno di partecipazione successivo al 15°, mentre gli investimenti sono assoggettati ad una tassazione ridotta al 20% (12,5% su titoli “white list”).
A questo si aggiunge la possibilità di dedurre, durante il periodo di contribuzione, le somme destinate alla previdenza complementare per un importo massimo di 5.164,57€ annui.

Sottolineando che non è mai troppo presto ma, allo stesso tempo, non è mai troppo tardi per pensare al proprio futuro, le soluzioni che permettono di affrontare questo problema sono molteplici. Conoscerne il funzionamento, le caratteristiche, le potenzialità ed i rischi è chiaramente indispensabile per affrontare scelte consapevoli ed adeguate alle proprie personali esigenze: per questo motivo è determinante il supporto di un professionista!
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