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PIC e PAC

Lorenzo Bravo

6 dic 2024

Due differenti modalità di investimento 🪙⏳💰

Per chi investe, le sigle PIC e PAC sono piuttosto familiari, ed identificano due differenti modalità di investimento: mentre nel primo caso si intende “Piano di Investimento del Capitale”, indicando un investimento “in unica soluzione”, nel secondo, con “Piano di Accumulo di Capitale” si intende invece un versamento effettuato “a rate”.
 

Generalmente, in termini di costi, investire in un'unica soluzione risulta meno oneroso rispetto ad un programma di investimento lungo e frazionato com’è il PAC, soprattutto per gli accantonamenti di importo più modesto.

D’altro canto, poiché sfrutta il meccanismo del “Dollar Cost Average” -ovvero genera una media tra i differenti prezzi di acquisto- il PAC risulta essere senz’altro la soluzione maggiormente prudente. Per questo motivo si tratta di una metodologia d’investimento particolarmente consigliata a tutto coloro che stanno costruendo il proprio capitale e, più in generale, a chi non ha una grande propensione al rischio.

Ciononostante, il mercato che consente di sfruttare al meglio questo particolare meccanismo è proprio quello azionario, poiché maggiormente esposto ad oscillazioni e variazioni di prezzo.
Programmando in questo modo gli acquisti, l’investitore è meno soggetto all’ansia e all’emotività che le oscillazioni di mercato generano; anzi, dal momento che si tratta di un sistema di investimento automatico e costante, viene aiutato a disciplinare la propria capacità di risparmio ed, in un certo senso, “costretto” all’acquisto anche quando la paura lo spingerebbe a fare il contrario.

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Trovare il “momento giusto” per comprare è statisticamente impossibile, in primo luogo perché non si può prevedere il futuro, poi perché le emozioni (avidità e paura) ci condizionano sistematicamente. In questo senso, un Piano di Accumulo consente di gestire al meglio gli alti e bassi dei mercati, evitando i rischi legati al market timing e riducendo al tempo stesso l’impatto emotivo di un eventuale andamento negativo dei listini, che può portare a scelte istintive ed irrazionali.
 
In merito alla tassazione, invece, non ci sono differenze tra le due soluzioni: l’imposta sul “capital gain” è sempre del 26%, che cala a 12,5% quando riguarda titoli di Stato italiani o di Paesi appartenenti alla cosiddetta “white list”.

Entrambe le soluzioni, dunque, prevedono costi, rendimenti e rischi che variano in funzione degli asset sui quali si investe: ecco che, ancora una volta, la scelta dovrà ricadere sulla soluzione che meglio si coniuga con i propri obiettivi.

Quello che, in ogni caso, è fondamentale sia chiaro, infatti, è che le scelte di investimento, compresa quella tra la soluzione in PIC o PAC (oppure entrambe: una non esclude l’altra!), devono necessariamente avere origine dagli obiettivi che si intendono raggiungere. Che si tratti di acquistare un’auto o la casa, sostenere i figli nel loro percorso di studi, progettare una vacanza, prepararsi ad affrontare vecchiaia o qualsiasi altra cosa, definire gli obiettivi è indispensabile per fare scelte consapevoli e coerenti, e per non farsi poi distrarre dalle oscillazioni di mercato e dalle emozioni e stati d’animo che ne derivano.

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Investire, quindi, non significa prevedere il futuro (cosa impossibile) ma pianificarlo e tutelarlo, definendo i propri obiettivi (realistici, specifici, misurabili e verificabili) che si andranno a collocare in un determinato orizzonte temporale, che dev’essere valutato e soprattutto rispettato!


Per fare tutto questo sono necessarie competenza, metodo e disciplina: un buon consulente conosce le dinamiche dei mercati ed è in grado di valutare attentamente le variabili in gioco e gestire le emozioni, definendo le strategie adeguate e monitorando costantemente le scelte nel tempo, per intervenire se e quando necessario o opportuno.

Chiedete una consulenza professionale per farvi aiutare nella scelta.
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