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NIENTE È COME SEMBRA

Lorenzo Bravo

15 mar 2024

Poco tempo fa mi è capitato di rivedere un film: “Focus – Niente è come sembra”, con Will Smith e la bellissima Margot Robbie.

Pur non avendo nulla a che fare, il titolo è piuttosto emblematico di come molto spesso, in modo particolare quando si parla di investimenti, la realtà dei fatti (i dati) sia ben distante dalla percezione che ne abbiamo.

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A tal proposito, in più d’una occasione vi ho parlato di come, durante il nostro percorso evolutivo, il cervello umano ha sviluppato abilità, competenze e processi mentali che, ahinoi, risultano molto spesso inadatti e controproducenti quando si tratta di affrontare decisioni sulla gestione degli investimenti.

Provo a spiegarvelo partendo dal concetto che sta alla base dell’investimento, ovvero la pianificazione.

Pianificare significa progettare la costruzione di qualcosa, cercando di visualizzare non soltanto il risultato, l’obiettivo finale, ma anche le varie tappe lungo il percorso, prevedendo in qualche maniera ciò che potrà accadere in futuro.

Un futuro che, normalmente, risulta relativamente prevedibile se facciamo riferimento a periodi brevi, mentre lo diventa meno col trascorrere del tempo.

Un facile esempio ne è il meteo: possiamo prevedere con buona dose di probabilità se pioverà o meno tra un’ora, tuttavia, questa attendibilità cala se tentiamo di prevedere come potrebbe essere domani, o tra una settimana, o tra un mese. Risulta chiaramente impossibile prevedere come sarà tra un anno.


Ecco, in abito finanziario le previsioni funzionano esattamente all’opposto: per via delle moltissime variabili che entrano in gioco, sapere quale direzione prenderà il mercato nel breve periodo è praticamente impossibile. 

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L’unica funzione delle previsioni economiche è di far sembrare rispettabile l’astrologia- John Kenneth Galbraith

 
Proprio per via della loro maggior volatilità nel breve periodo, che genera ansia nell’investitore, determinati investimenti (es. le azioni) sono considerati maggiormente rischiosi e devono pertanto corrispondere un rendimento maggiore, per questo detto “premio al rischio”.

Se da un lato non è possibile prevedere l’andamento di breve termine dei mercati, dall’altro, se si prendono in considerazione orizzonti di tempo più lunghi (che spesso corrispondono a quelli della pianificazione dei nostri obiettivi di vita), è possibile invece verificare che determinate variabili si ripetono con regolarità, diventando così delle costanti.

Ed ecco che i dati ci dimostrano in maniera incontrovertibile che l’investimento più remunerativo nel lungo periodo è quello azionario; che tra i mercati azionari il più performante è quello statunitense; che tra i mercati USA il comparto tecnologico è stato il più premiante, e così via. 

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Ma dal momento che queste costanti emergono solamente in periodi di tempo lunghi, è possibile fare previsioni che risultino attendibili soltanto prendendo in considerazione orizzonti di tempo altrettanto lunghi.

E tutto questo quando normalmente -lo ripeto- siamo abituati all’esatto contrario: ecco perché, in tema di investimenti, sentiamo spesso parlare di processi e meccanismi definiti “contro-intuitivi”.

 
Ne risulta che a godere dell’extra-rendimento del cosiddetto “premio al rischio” è solamente chi ha una maggiore conoscenza delle dinamiche e delle regole che governano gli investimenti e, di conseguenza, una minore “avversione alle perdite”, che è figlia invece di una errata percezione della realtà e della “cortomiranza” che ne deriva.

Ancora una volta, appare evidente che la volatilità genera in noi del turbamento e le emozioni che ne scaturiscono determinano spesso atteggiamenti e comportamenti sbagliati.

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Fortunatamente (se lo si vuole) “sbagliando si impara” e prendere coscienza di alcuni errori può aiutare a riconoscerli ed evitarli: l’unica strategia valida per affrontare il problema della “percezione del rischio” e della “avversione alle perdite” è ignorare l’andamento degli investimenti nel breve periodo, imparando a concedere loro il tempo necessario per esprimere al meglio il proprio potenziale, con pazienza e disciplina.

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Per questa ragione (e mille aspetti tecnici) è importante evitare il fai da te e stare alla larga dai consigli provenienti da fonti e figure non qualificate, per affidarsi ad un professionista. Una persona competente ed esperta capace di aiutare a definire gli obiettivi e, di conseguenza, identificare le strategie e gli strumenti maggiormente efficienti e funzionali, e che con sicurezza affianchi il cliente, sostenendolo in questo suo percorso

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