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ThinkinPark
10 feb 2023
Nell’edizione del 2015 si verificò una delle decisioni più controverse di tutta la storia del Super Bowl: con solo 26 secondi rimasti sul cronometro, sotto di quattro punti rispetto ai New England Patriots, i Seattle Seahawks erano ad una sola yard dal touchdown della vittoria.
Pete Carroll, coach dei Seattle, anziché optare per il passaggio (come tutti si aspettavano) indicò ai suoi uomini un lancio…

…intercettato da Malcolm Butler proprio sulla linea di touchdown: 28 a 24 e titolo ai New England.

Ovviamente il giorno successivo il coach fu messo alla gogna, accusato di aver preso la peggior decisione della storia del Super Bowl.
Tuttavia, statistiche alla mano, Carroll aveva fatto la scelta con le maggiori probabilità di successo ma era stato sfortunato.

Certo, se il lancio avesse portato ad una meta sarebbe stato considerato un genio della tattica. Invece, finì vittima della nostra naturale tendenza a giudicare la qualità di una decisione in base alla qualità del suo risultato, un bias detto “resulting”.
La ragione per cui non siamo in grado di valutare in maniera obiettiva le scelte si deve al “pregiudizio del senno del poi”, ovvero la tendenza, dopo che un fatto è accaduto, a giudicarlo come inevitabile e scontato: una distorsione importante che ci impedisce, quando ci riferiamo al passato, di ragionare in maniera probabilistica.
Una volta che il futuro (che ci offre sempre molteplici opzioni) diventa presente e poi passato, alle nostre spalle rimane solamente la strada che abbiamo imboccato, mentre tutte le altre strade alternative (quello che sarebbe potuto accadere) spariscono dalla nostra vista, come non fossero mai esistite.
Nonostante avesse preso la scelta che in termini probabilistici aveva la maggiore probabilità di successo, nel post-partita l’allenatore dei Seattle venne giudicato per la sua “strana” decisione, dimenticando che al di là dell’intercetto esistevano altre due probabilità molto più grandi (la meta o l’incompleto): gli scenari alternativi erano scomparsi dall’analisi storica.
Morale della favola: il “pregiudizio del senno del poi” porta a vedere il passato come molto più semplice e scontato rispetto a quanto sia stato in realtà, dimenticando le strade che gli eventi in teoria avrebbero potuto percorrere. Succede così di cadere vittima del “resulting”, la tendenza a valutare la qualità delle scelte soltanto in base ai risultati.
“Anche uno stolto può essere saggio dopo l’evento” - Omero
Articolo estratto dall'originale pubblicato da ThinkinPark.
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