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Lorenzo Bravo
29 mar 2024
Curiosità
Negli ultimi anni la Digital Finance si è fortemente sviluppata, attirando a sé molta attenzione ed enormi risorse.
In particolare, il segmento che registra la crescita più rapida è quello della cosiddetta “Finanza decentralizzata”.
La Decentralized Finance è un ecosistema emergente di applicazioni e protocolli finanziari peer-to-peer (direttamente fra due persone), senza l’intermediazione di un’autorità centrale e mediante reti blockchain, che consente transazioni più veloci, convenienti ed efficienti.
Un’evoluzione del mondo crypto applicata ai servizi finanziari.
Una delle caratteristiche rilevanti di questo tipo di progetti è rappresentato dagli automatismi degli “smart contract” (contratti intelligenti), programmi o protocolli che eseguono o controllano eventi o azioni al verificarsi di determinate condizioni, definite ex-ante.
Si tratta di un’alternativa digitale ai servizi finanziari tradizionali, che si sta diffondendo molto rapidamente e che, secondo i suoi promotori, mira a cambiare il mercato finanziario, rendendolo più democratico ed inclusivo.
Poche barriere, anonimato, rapidità di esecuzione, riduzione dei costi ed estrema varietà delle applicazioni disponibili, sono i vantaggi che si propone di offrire agli utenti.

Nonostante sia ancora ai primordi, sono già molte le applicazioni, in grado di fornire un’ampia gamma di servizi finanziari: dalle operazioni bancarie e di credito, fino alla compravendita di asset digitalizzati e contratti più complessi.
Il “Total Value Locked” in protocolli DeFi ha raggiunto 45 miliardi di dollari (Giugno ’23) e si stima che il mercato globale (dati: Statista) entro il 2028 possa arrivare a generare ricavi per 37 miliardi di dollari, raggiungendo circa 9,5 milioni di utenti.
Attualmente ogni aspetto dell’attività finanziaria mondiale passa attraverso sistemi centralizzati, gestiti da enti governativi e organismi (Banca d’Italia e Consob) che ne definiscono le regole, assicurandone poi il rispetto.
La DeFi sfida questo sistema centralizzato, esautorando gli intermediari. Ne consegue che questa assenza di coinvolgimento da parte delle Banche Centrali ed il limitato controllo da parte delle autorità di vigilanza, espone gli utenti a maggiori rischi dal punto di vista legale e fiscale.
Tali applicazioni infatti non dispongono di normative sufficienti a tutelare i consumatori e, nonostante la tecnologia blockchain, rimangono vulnerabili ad attacchi informatici e frodi.
A questo si aggiunge poi il rischio determinato dall’estrema volatilità che caratterizza le criptovalute.
Un ulteriore problema è poi la scarsa trasparenza, che deriva dalla ridotta disponibilità di informazioni pubbliche.
Inoltre, in molti casi i DeFi, contrariamente al concetto di decentramento, risultano gestiti, influenzati o controllati da un ristretto numero di persone o aziende, con conseguenti timori in merito ad una adeguata vigilanza.
In tale contesto, le istituzioni finanziarie tradizionali hanno risposto da un lato lavorando a norme che forniscano maggiore stabilità e protezione, creando nuovi standard e requisiti per la tecnologia ed i prodotti, dall’altro cominciando ad integrare nei loro prodotti e servizi le criptovalute e la tecnologia blockchain.
Come sempre, prima di avventurarvi in territori inesplorati, inseguendo il miraggio di rendimenti accattivanti, informatevi!
Rivolgendovi con fiducia ad un consulente qualificato e competente.
Non a Siri!
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