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Lorenzo Bravo
23 feb 2024
Curiosità
Il primo vero e proprio ETF della storia fu creato in Canada nel 1990, mentre negli Stati Uniti il primo venne lanciato nel gennaio 1993: attivo ancora oggi, l’SPDR S&P 500 (che replica appunto l’indice S&P 500) è l'ETF più longevo al mondo.
Negli anni, gli ETF sono diventati un prodotto finanziario sempre più popolare e versatile, arrivando a superare i 10.000 miliardi di asset in gestione nel 2023, per un mercato che si stima continuerà a crescere, grazie anche all’ampia gamma d’offerta (centinaia solo in Italia).

Negoziati sulle principali Borse mondiali, gli Exchange Traded Funds sono strumenti semplici, che replicano un titolo sottostante (un indice, un paniere o altri asset) seguendone l’andamento all’interno del mercato di riferimento (benchmark).
Per questa loro composizione si collocano a metà strada tra le azioni ed i fondi: come le prime sono trasparenti e “liquidi” (quotati e negoziati in tempo reale) e come i secondi offrono maggiore sicurezza grazie alla diversificazione e mitigazione del rischio. Si tratta di strumenti sicuri, dal momento che non esiste rischio emittente: per legge, il patrimonio è di proprietà esclusiva di chi ne possiede le quote.

A seconda della strategia, possono avere commissioni di gestione più o meno elevate, ma in generale sono caratterizzati da bassi costi, con un TER (Total Expense Ratio - indicatore sintetico del costo annuo) che mediamente oscilla tra lo 0,20% e lo 0,50%.
Così come per gli altri strumenti finanziari, l’aliquota sui profitti è fissata al 26%, che scende al 12,5% per quelli che investono in titoli di Stato “white list”.
Dove presente, il marchio UCITS (“Undertakings for the Collective Investment in Transferable Securities”) è garanzia di qualità, trasparenza ed affidabilità per gli investitori: significa che l’ETF è regolamentato dalla stringente normativa UE, ovvero "armonizzato" alle leggi dell'Unione Europea.
Attenzione:
ETC (Exchange Traded Commodity) ed ETN (Exchanged Traded Notes) non vanno confusi con gli ETF: in entrambi i casi il patrimonio non è separato da quello dell’emittente, per cui, in caso di fallimento o insolvenza di quest’ultimo, esiste il rischio di perdere il denaro investito.
Le informazioni chiave si possono sempre trovare nei KIID (Key Investor Information Document), che riassumono le caratteristiche degli strumenti di investimento, compresi il profilo rischio/rendimento e le performance storiche.
Fate sempre riferimento al vostro consulente di fiducia.
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