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Lorenzo Bravo
17 mag 2024
“There is no such thing as a free lunch” è una massima piuttosto famosa, attribuita all’economista Milton Friedman (Nobel per l’Economia 1976), che significa che in ambito economico/finanziario “non esistono pasti gratis”, ovvero tutto ha un costo, anche quando potrebbe non sembrare.
È bene comprendere, infatti, che non solo non si può sperare di ottenere rendimenti elevati senza assumersi rischi altrettanto alti, ma anche la scelta diametralmente opposta, ossia non investire, comporta dei rischi! (L’inflazione!)
Immagino tutti sappiano che l’investimento obbligazionario implica l’assunzione di maggiori rischi rispetto alla semplice liquidità, per questo offre rendimenti più elevati nel tempo. Allo stesso modo, l‘investimento azionario è più rischioso di quello obbligazionario, ma nel lungo periodo ha generato rendimenti maggiori.

È importante sottolineare, tuttavia, che l‘equazione maggior rendimento = maggior rischio non vale in senso opposto: assumersi maggiori rischi non assicura in alcun modo di ottenere maggiori rendimenti!
Per investire con successo è necessario infatti prendere coscienza del fatto che sui mercati finanziari il prezzo che sempre si paga è quello della volatilità e dell’incertezza: per quanto ci si possa sentire sicuri delle proprie conoscenze e competenze, nessuno è in grado di prevedere il futuro.
Si consideri, tra l’altro, che il rendimento del mercato azionario americano negli ultimi 90 anni è in gran parte da attribuire ad un numero di titoli piuttosto ristretto: identificare a priori quali saranno i più performanti è estremamente difficile.
“Non cercare l’ago nel pagliaio, compra l’intero pagliaio!” - John C. Bogle
Proprio perché è impossibile sapere come andranno gli investimenti, è meglio frazionarli, ripartendo il rischio: “Non mettere tutte le uova in un solo paniere” è infatti una noto principio di semplice buon senso.
Puntare tutto su pochi strumenti o titoli (azzardo) non è mai una buona idea, mentre per mitigare il rischio e costruire un portafoglio solido la diversificazione è senz’altro la regola d’oro di qualsiasi strategia di investimento.
L’economista statunitense e Nobel per l’Economia Harry Markovitz ha infatti dimostrato che oltre al cosiddetto rischio sistemico di mercato -che non è possibile eliminare- gli investimenti sono soggetti al rischio specifico (del singolo strumento), che invece si può eliminare, proprio attraverso la diversificazione.

La logica alla base è che ripartire il capitale in un mix di asset e strumenti diversi (per natura, rischio e rendimento) genera un rendimento maggiore ed un rischio più contenuto rispetto ai singoli investimenti, perché questi saliranno e scenderanno in momenti e a ritmi differenti.
Un aspetto imprescindibile ed estremamente rilevante è infatti la (de)correlazione, ovvero come un’attività finanziaria si muove rispetto ad un’altra: strumenti che crescono/calano all’unisono possono ridurre e vanificare gli effetti della diversificazione.
Diversificare, dunque, non è banalmente combinare attività finanziarie in maniera semplicistica e senza logica, ma si tratta di un processo tutt’altro che facile, che richiede risorse e competenze di cui l’investitore raramente dispone (Dal Rapporto Consob emerge che solo 1 su 3 ha una corretta comprensione del concetto di diversificazione).
Infine, la costruzione di un portafoglio dipenderà dall’atteggiamento dell’investitore nei confronti del rischio, dal suo orizzonte di investimento e dai suoi obiettivi finanziari: affidatevi soltanto a figure qualificate!
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