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BLUE ECONOMY

Lorenzo Bravo

21 lug 2023

Un oceano di opportunità

Il termine blue economy fu introdotto per la prima volta nel 2010 dall’economista belga Gunter Pauli, che nel suo libro “Blue economy. 10 anni. 100 innovazioni. 100 milioni di posti di lavoro” sostiene che questa non è altro che l’imitazione dei sistemi naturali nella loro grande capacità di riutilizzare continuamente le risorse, senza produrre rifiuti né sprechi.


Secondo la definizione della Banca Mondiale:
“La Blue Economy è l’uso sostenibile delle risorse oceaniche per la crescita economica, il miglioramento dei mezzi di sussistenza e dei posti di lavoro, preservando la salute dell’ecosistema marino e costiero.”

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Stando all’OCSE, a fine 2019 l'economia blu valeva circa 2,5 trilioni di dollari l'anno (pari al PIL dell'ottava economia mondiale) e si stima che il contributo annuo degli oceani al PIL globale supererà i 3.000 miliardi di dollari entro il 2030 (il doppio rispetto al 2010), arrivando ad offrire lavoro a 40 milioni di persone
 

Ciononostante, la salute dell'oceano -quindi dell’intero pianeta- è in bilico: gli impatti del cambiamento climaticol'inquinamento, l'estrazione di risorse, la pesca eccessiva ed altre attività umane distruttive (l’80% dell’inquinamento marino ha origine sulla terraferma e ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani) stanno danneggiando gli ecosistemi marini e la loro capacità di sequestrare le emissioni di CO2 e produrre ossigeno, nonché di sostenere le industrie oceaniche, mettendo così in pericolo la prosperità di milioni di persone.

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Dato il loro ruolo nella regolazione efficace del clima, e della loro funzione di serbatoio di biodiversità e di scrigno di risorse economiche, proteggere mari e oceani è chiaramente una necessità, un imperativo morale, che rappresenta anche una crescente opportunità dal punto di vista finanziario
 

Riconoscendone gli impatti a lungo termine sugli investimenti terrestri e marittimi, la crescita della finanza verde e sostenibile ha portato all'introduzione di numerosi principi di trasparenza e integrità e, nel 2018, sono stati lanciati i Sustainable Blue Economy Finance Principles, che considerano la conservazione e l'uso sostenibili degli oceani, dei mari e delle risorse marine in conformità con le pratiche di gestione ambientale e del rischio come gli standard di prestazione IFC.


Molte nuove iniziative, alleanze, strumenti e innovazioni sono nate negli ultimi anni, come ad esempio la SBEP (Sustainable Blue Economy Partnership), partnership europea volta a sostenere progetti di ricerca e innovazione verso un’economia blu resiliente e sostenibile: con decreto ministeriale n°186485 (del 16 dicembre 2022) 10 milioni di euro sono stati destinati al bando 2023 “The way forward: a thriving sustainable blu economy for a brighter future”

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A Marzo di quest’anno, la Commissione Europea ha presentato un nuovo rapporto sulle attività e le opportunità di investimento nell'economia blu dell'Unione, per mobilitare capitali verso soluzioni innovative che contribuiscano a contrastare il cambiamento climatico e sostenere gli obiettivi del Green Deal europeo.

Stando al report, negli ultimi anni tutto quanto si è sviluppato all’insegna della sostenibilità è in forte crescita, in ogni settore: l’energia rinnovabile, le attività portuali e tutto il comparto navale (dalla costruzione al trasporto marittimo, fino al turismo costiero) l’acquacoltura e la produzione di alghe, lo sviluppo di attrezzi da pesca innovativi, la tutela ed il ripristino degli ecosistemi marini creeranno nuove imprese e posti di lavoro.

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