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Lorenzo Bravo
23 giu 2023
Personaggi
Tra i continui saliscendi finanziari, le cicliche correzioni di mercato e le sempre più frequenti crisi economiche, è facile notare quanto finanza ed economia siano sempre più sotto i riflettori.
Se chiediamo a Google quale sia la definizione di economia, la risposta che ci viene data è:
“L'impiego razionale del denaro e di qualsiasi altro mezzo, diretto a ottenere il massimo vantaggio col minimo sacrificio; quindi, cauta e oculata e anche parsimoniosa amministrazione, risparmio".
Ecco dunque che, se vogliamo essere dei risparmiatori (ed investitori) sempre più consapevoli, dobbiamo sapere che anche la teoria economica ha ovviamente affrontato diversi cambiamenti nel corso del tempo, vedendo nascere e crescere differenti scuole di pensiero, ciascuna rappresentata da economisti di successo, alcuni dei quali hanno avuto e continuano ancor'oggi ad avere un notevole impatto.

Uno degli economisti più influenti del Novecento è senza alcun dubbio John Maynard Keynes (1883-1946), universalmente considerato una delle figure fondamentali della scienza economica e padre del pensiero macroeconomico.
Keynes mette in discussione il pensiero neoclassico, attribuendo un peso fondamentale alla domanda aggregata, cioè l’insieme di beni e servizi che la collettività richiede al sistema, nella ferma convinzione che sia la domanda a condizionare l’offerta.
Queste sue teorie ebbero grande risonanza a livello internazionale ed influirono significativamente sulle politiche che, nel secondo dopoguerra, i governi di tutto il mondo adottarono per contrastare la disoccupazione e dare slancio alla ricostruzione.
La “scuola keynesiana”, infatti, sostiene la necessità di intervento da parte dello Stato nel ciclo economico, attraverso investimenti pubblici volti a stimolare la domanda, in particolar modo durante le fase di crisi.

Dopo di lui, il più influente economista del XX secolo è probabilmente il liberista Milton Friedman (1912-2006), spesso definito l’anti-Keynes, per il suo convinto rifiuto verso qualsiasi intervento da parte dello Stato nell’economia ed il suo fermo sostegno al libero mercato e alla politica del “laissez-faire”.
Premio Nobel per l’economia nel 1976, fu il fondatore del pensiero monetarista, teoria macroeconomica che studia gli effetti dell’offerta di moneta governata dalle banche centrali, tanto per arginare processi inflazionistici, quanto per assicurare stabilità al sistema economico.
Il suo pensiero ed i suoi studi hanno influenzato molte teorie economiche - in particolare negli anni ottanta, quando hanno condizionato le politiche del governo britannico di Margaret Thatcher e di quello statunitense di Ronald Reagan (che nel 1988 lo insignì della medaglia presidenziale della libertà) - ed ancora oggi sono oggetto di dibattito
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